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Discorso festa di san Vito 2017

15 giugno 2017

Festa di San Vito Martire

14 giugno 2017

SALMO 137 (136)

1 Lungo i fiumi di Babilonia,

là sedevamo e piangevamo

ricordandoci di Sion.

2 Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre,

3 perché là ci chiedevano parole di canto

coloro che ci avevano deportato,

allegre canzoni, i nostri oppressori:

“Cantateci canti di Sion!”.

4 Come cantare i canti del Signore

in terra straniera?

5 Se mi dimentico di te, Gerusalemme,

si dimentichi di me la mia destra;

6 mi si attacchi la lingua al palato

se lascio cadere il tuo ricordo,

se non innalzo Gerusalemme

al di sopra di ogni mia gioia…

 

Il testo del Salmo 137 (136) che abbiamo appena pregato, evoca la tragedia vissuta dal popolo ebraico durante la distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 586 a.C., e il successivo e conseguente esilio in Babilonia. Siamo di fronte a un canto nazionale di dolore, segnato da un’asciutta nostalgia per ciò che si è perso.
Questa accorata invocazione al Signore, perché liberi i suoi fedeli dalla schiavitù babilonese, esprime bene anche i sentimenti di speranza e di attesa della salvezza con i quali noi viviamo questa insolita festa patronale: la nostra Chiesa Matrice è chiusa. Siamo in esilio. Siamo dispersi. E, come il popolo ebraico, siamo qui fuori dal nostro tempio, il cui ricordo ci rattrista fino alle lacrime.

Ma facciamo un salto di qualche secolo passando dal salmo scritto verso la fine del III secolo avanti Cristo alla Prima lettera ai Corinzi scritta da San Paolo, intorno al 50 d.C.

1 Cor 3

9Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.

10Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. 11Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. 16Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Quindi il vero e prezioso tempio di Dio siamo noi, e guai a chi lo chiude.

Analizziamo brevemente tre espressioni che sintetizzano molto bene tre chiusure fondamentali del nostro tempo.

 

  • la prima espressione è: “CON ME HAI CHIUSO!” di fatti più ci attacchiamo alle pietre, più ci chiudiamo agli altri. Pensate a quante volte per un metro quadro di eredità inneschiamo guerre sanguinose. Eravamo fratelli, eravamo sorelle, figli dello stesso grembo, sangue dello stesso sangue. Eppure quanto costa una pietra in più! Una pietra che, prima o poi lasceremo, comunque. Abbi il coraggio di rinunciare a quel metro quadro e insegna ai tuoi figli che l’eredità più bella che due genitori possano lasciare è l’amore. Quello nemmeno la morte potrà mai sottrartelo.
  • La seconda espressione è “MO TI CHIUDO LA PORTA IN FACCIA!” che fiorisce sulle nostre labbra quando, l’orgoglio ci acceca, ci soffoca e non ci permette di riconoscere un nostro errore o di perdonare un torto che noi abbiamo subito. Ci sono certi che se non gli dai ragione, li perdi. Ci sono certi che non li assecondi sempre ti tolgono il saluto. Ci sono certi della serie: ”se non vieni strisciando, in ginocchio, ai miei piedi a chiedermi scusa, non ti apro”. Nel 1944, il famoso filosofo Jean-Paul Sartre, uno dei più importanti esponenti dell’esistenzialismo che in lui sfociò in un umanesimo prettamente ateo, scrisse un’opera teatrale “A porte chiuse“(Huis clos), fonte di quella che è forse la sua frase più famosa: “L’inferno sono gli altri”. L’orgoglio ci acceca e non ci fa guardare in faccia all’altro, che per noi diventa un diavolo. Tu fai questa prova: se camminando per strada incontri uno e ti viene subito di abbassare lo sguardo, quello è l’orgoglio. L’amore, quello vero, passa dagli occhi e quando diventa più intenso, si chiudono. Io non ho mai visto due persone baciarsi ad occhi aperti. E anche tu, non vivere a porte chiuse, ma ama ad occhi chiusi!
  • L’ultima espressione è: “QUI DENTRO PUZZA DI CHIUSO”, per dire che dentro una stanza l’aria è viziata. Il problema serio, però, è che spesso sono le nostre calotte craniche che puzzano di chiuso. Mentalità antiche, ragionamenti ammuffiti, paura del cambiamento, terrore di osare la novità, fraseologie del tipo: “Ai tempi miei era tutto più bello”. Diceva il grande Michelangelo: “Meno idee si hanno e meno si è disposti a cambiarle”. Non abbiate mai paura del nuovo, del futuro. Se uno ti dà un consiglio che ti migliora, tu accettalo; se il futuro ti chiede qualunque sacrificio, inseguilo, altrimenti resterai sempre sospeso alla finestra del presente, a ricordare un passato che è passato. Spingiti sempre oltre il qui ed ora, sostenuto dalla speranza che domani sarà un giorno più bello e comunque è l’occasione di una nuova possibilità. Non cedere mai al suicidio della disperazione. Le bestemmie non si dicono mai. Sono la lingua del demonio. MAI BESTEMMIARE, MAI MAI MAI!!! È un peccato gravissimo! Non nominate mai invano il nome di Dio, di Gesù Cristo, dello Spirito Santo, della Madonna, dei Santi e dei morti! Non lo fate mai nemmeno per scherzo, nemmeno come intercalare. E se ascoltate qualcuno che lo fa, se gli volete bene e volete bene alla sua anima, correggetelo immediatamente. Ma c’è una bestemmia che proprio non si può sentire, CHE NON DEVE MAI FUORIUSCIRE DALLA VOSTRA BOCCA! È la parola ORMAI: “Ormai tutto è finito”, “ormai non si può fare più nulla”, “ormai sono morto”. MAI DIRE ORMAI! Con l’aiuto e la forza del Signore e sull’esempio del giovane Vito, che non si è mai arreso nemmeno di fronte alla morte, anche tu non cedere mai alla paura del nulla, ma credi sempre alla potenza del “Nulla è impossibile a Dio”, e vai sempre avanti perché la vita è sempre bella, nonostante tutti e tutto!

 

La chiesa è chiusa, e con l’aiuto di tutti faremo di tutto per riaprila ed anche al più presto possibile.

Ma vorrei chiudere con un antico adagio latino che recita così:

“IANUA PATET, COR MAGIS”

La porta è aperta, il cuore ancora di più.

La porta della Chiesa è chiusa, ma il cuore no!

Apri la porta a tuo marito e fallo rientrare in casa anche se ti ha tradito;

Apri la porta a tua moglie, anche se ha sbagliato di grosso;

Apri la porta a tuo figlio, anche se lui se n’è andato sbattendosela alle spalle;

Apri la porta a tuo fratello, anche se ti ha tolto un metro quadro in più di eredità;

Apri la porta a tua sorella, anche se pensi che tua madre la ami più di te;

Apri la porta tuo genero, perché non ti ha rubato tua figlia;

Apri la porta a quell’amico che ti ha chiuso la serratura dell’anima, perché nonostante tutto il male, tu conosci bene la password per sbloccarlo;

Apri la porta a Gesù Cristo, perché prima di tutti, Lui ha aperto le braccia sulla croce per te ed è morto come un esiliato, lontano dal tempio;

Apri la porta della tua anima perché, se la chiesa è chiusa, gli altri possano trovare pace, respiro e preghiera entrando nel tuo cuore.

Tu sei una chiesa mobile.

Perché l’altro è il paradiso.

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